BIXIO PODERI: IL NOSTRO NERO D'ARCOLE HA DATO LUSTRO AD UNA TERRA DI FRONTIERA

Il Nero d’Arcole unisce la tecnica dell’appassimento e una delle più versatili uve internazionali: il Merlot.
Bixio Poderi ne festeggia oggi i sette anni di produzione.

Se c’è un’azienda che fin da subito ha creduto alla denominazione Arcole questa sicuramente è Bixio Poderi. Una piccola denominazione veronese compresa tra due giganti come Soave e Valpolicella che ha saputo distinguersi negli anni e ha fatto della sua base ampelografica il suo tratto di differenziazione con i vitigni internazionali, Merlot e Cabernet Sauvignon in primis. 

In questo territorio Bixio Poderi ha investito in Tenuta Desmontà che da numerosi anni ormai realizza una tra le migliori interpretazioni di questa denominazione attraverso il Nero d’Arcole. Desmontà, un piccolo villaggio nel mezzo della zona di Arcole, ha un nome curioso che significa “sceso da cavallo” in dialetto veronese. La storia dice che Napoleone, che ha combattuto la battaglia di Arcole nel 1796, affascinato dalla vista di questa bella campagna, scese dal suo famoso cavallo bianco per godere ed ammirare questo paesaggio così singolare.

Conosciamo questa denominazione e il suo vino “principe” con Elisa Bixio, titolare dell’azienda, che quest’anno festeggia un importante anniversario del Nero d’Arcole. 

Quest’anno il vostro Nero D’Arcole Doc "Desmontà" compie 7 anni: cosa rappresenta questo vino per la vostra famiglia?

È stata la vendemmia del 2007 che ha segnato uno dei più importanti punti di svolta nelle nostre produzioni della zona dell’Arcole con l’introduzione di un vino da 100% uva appassita: il Nero d’Arcole. Una delle denominazioni che più ci ha identificato, questo è un vino che è connubio di antiche tecniche enologiche come l’appassimento e l’utilizzo prevalente di una tra le più diffuse e versatili uve rosse al mondo, il Merlot. Il risultato è stato qualcosa di nuovo, che ha dato lustro ad una terra di frontiera, l’Arcole, dove la vite non era la coltura prevalente, ma a dimostrazione che passione ed impegno posso dare dei risultati interessanti. 

La denominazione è relativamente giovane ma non meno degna di riconoscimento ed apprezzamento a livello internazionale: che tipo di riscontro hai avuto in questi anni nei tuoi numerosi viaggi?

Questo vino è cresciuto con noi, da piccole produzioni si è preso man mano sempre più spazio, sia in cantina che nel mercato. La strada non è stata semplice, spiegare una denominazione che è pressoché sconosciuta in Cina, piuttosto che Germania, è un lavoro faticoso che prevede molta costanza ma che, per fortuna, ci ha regalato molte soddisfazioni. Una delle sfide più importanti è stata dare a questo vino un carattere tutto suo, rendendolo riconoscibile ed unico. 

L’appassimento è un simbolo di questo vino che per tecnica di produzione potrebbe sembrare simile al noto Amarone. Come distinguere questi due vini per i palati meno esperti?

Quando lo sento paragonare all’Amarone un pò mi arrabbio, il Nero ha un’anima più naif, è caldo e avvolgente, più immediato e “godurioso”. Arriva da terre di pianura, cresce nella sabbia e ci regala dei grappoli succosi che appassendo concentrano tutta la loro “fruttosa essenza” nel bicchiere. Pretende ovviamente anche lui il suo tempo per essere apprezzato, si tratta pur sempre di un vino da uve appassite, potente e che arriva a 16 gradi. Si bilancia e si fa più elegante con l’uso del legno per darci alla fine un bel sorso di vellutato piacere. Sì, perché il vino, dal più semplice al più complesso ha in realtà l’esigenza di essere uno strumento di felicità. Ci sono momenti, cibi e persone che vogliono vini diversi in situazioni diverse e il nostro Nero lo vedo spesso accompagnato a tante persone, a tavole ben imbandite.. è un vino da compagnia che colora di rosso momenti di festa.  

Come si è evoluto questo vino nel corso di questi sette anni?

In sette vendemmie sono cambiate molte cose, figuriamoci in 20 anni di vita di questa denominazione. Nonostante qualche cambio al disciplinare di produzione noi abbiamo scelto di rimanere fedeli all’anima “appassita" che secondo noi ha e ancora identifica il Nero D’Arcole continuando a produrlo appassendo il 100% delle sue Uve.  Il nostro Nero non vuole essere e non è un vino scontato. Lo dobbiamo a tutto l’impegno e agli sforzi compiuti sin d’ora per divulgarne la presenza ad ogni capo del mondo in un panorama enologico dove oramai l’appassimento si utilizza troppo spesso, anche fuori dal nostro Paese, il nostro Nero d’Arcole ha conquistato una sua identità e un suo spazio commerciale, portando con sé anche un pò della nostra tenacia. 

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